02 January 2021

Questo 2020 è passato, ed è tempo di bilanci.

La chiave è la gratitudine:

Te Deum laudamus, te Dominum confitemur”, recita il canto che da 15 anni a questa parte intono poco prima della mezzanotte del 31 dicembre. Ma gratitudine per che cosa?

Sono successe tante cose e ho percorso un pezzetto della strada della mia vocazione. A che cosa sono chiamato non mi è ancora del tutto chiaro (eufemismo), ma ho qualche indizio, e confido che la Provvidenza, che si dipana nella realtà di ciò che accade, continuerà a guidarmi.

Il 21 gennaio è nato Antonio Domenico Maria, all’anagrafe Antonio (gli vogliamo bene). Non temo la sovrappopolazione, perché sono certo che i miei figli avranno un impatto netto positivo sul mondo. Ma non perché sono i miei figli. Avranno un impatto positivo perché di fronte a qualsiasi essere umano l’unica posizione ragionevole è lo stupore che esclama: “come è bello che tu esisti! Come è incredibile che qualcuno ti abbia strappato al nulla e ti abbia posto nell’essere!”

Il 23 febbraio l’abbiamo battezzato, il giorno prima dell’interruzione della celebrazione pubblica delle S. Messe. Mi ero comunque premurato di avvertire don Giuseppe: “guarda che se ci chiudono le Chiese vieni a battezzarlo a casa”. Da grande deciderà che cosa fare della nostra eredità, di quanto abbiamo valutato buono per lui, e sceglierà se mantenerla, finalmente veramente sua, o di rifiutarla, valutandola non conforme alla sua felicità.

L’11 marzo è nato un gruppo di lavoro sull’ambiente (GLA), che ho voluto formare con altri amici, con l’obiettivo di capirci qualcosa su una serie di temi come le fonti energetiche, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, cercando di distinguere le tre prospettive filosofica, scientifica e politica. A oggi stiamo lavorando e lentamente facendo progressi, incontrandoci virtualmente ogni mese. Se qualcuno è interessato a partecipare mi scriva: c’è posto per chiunque voglia capirci qualcosa e sia disposto all’onestà intellettuale.

Domenica 12 aprile abbiamo festeggiato Pasqua in casa. Cristo è risorto uguale. Noi forse ce ne siamo accorti di meno? (Lascio la domanda volutamente aperta)

Il 21 maggio è uscito un video informativo del MENSA Italia sulle fallacie argomentative che più spesso inquinano il dibattito, a cui ho collaborato. Di lì a breve abbiamo prodotto anche un video sui bias cognitivi e uno sull’information disorder. Piccoli contributi alla società per cercare di combattere la polverizzazione del pensiero complesso. A fine maggio ho anche iniziato ad usare Notion per gestire tutti i miei appunti, cose da fare, link che raccolgo… Produttività salita alle stelle.

Il 22 giugno ho comprato carlo.m@hey.com, il nuovo modo di rivoluzionare le email pensata dai creatori di Basecamp. Purtroppo non ha funzionato per me, e dopo qualche mese sono tornato al mio indirizzo Gmail, però questo movimento è stato utile. Ho riorganizzato completamente la mia casella di posta, dividendo tutte le email che ricevo con diversi filtri. Le sezioni principali sono Reading Feed, dove finiscono tutte le newsletter che leggo quotidianamente, Paper Trail dove finiscono tutte le ricevute, Notifications dove finiscono tutte le email che non devo necessariamente leggere, ma che costituiscono più che altro delle notifiche, e Not Important che raccoglie tutta la posta che non ho cuore di buttare direttamente nello spam, ma che probabilmente non aprirò neanche. Il resto, o finisce nel cestino, o finisce nella Inbox principale. Non sono ancora soddisfatto al 100%, ma per il mio uso delle email ad oggi questo è il meglio.

A luglio ho sentito per la prima volta Your love alone is not enough, finita poi al primo posto delle mie canzoni più ascoltate del 2020. La classifica continua con There’s No Secrets This Year al secondo posto e Gioia e rivoluzione al terzo. Menzione speciale per Interstate Love Song, I Don’t Want to Grow Up e A Hard Road, stabili presenze in top 10 da diversi anni.

Ad agosto è iniziato il processo di selezione per l’azienda in cui lavorerò a partire dal prossimo 11 gennaio. All’inizio era un gioco, una sfida. Il processo è stato lungo, con molte fasi diverse tra loro, impegnativo ma molto divertente e ben fatto. Alla fine si è trasformato in una proposta che ho accettato. Spingermi fuori dalla zona di comfort per me è quasi una necessità: la mia zona di comfort sono le sfide intellettuali facili, e lo sforzo è di non fermarmi a quelle che so risolvere, ma cercarne sempre di significative.

Il 9 settembre è uscito su Netflix The Social Dilemma, che è stato un’ottima occasione per riflettere in maniera più approfondita sulle dinamiche dei social network. Citazione memorabile tratta dal documentario: ”Se non siamo d’accordo su che cosa è vero, se non siamo d’accordo sul fatto che ci sia la verità, allora siamo rovinati. Questo è il problema alla base di tutti gli altri problemi”. Sto scrivendo una serie di considerazioni in merito, circa da allora. Per il momento sono a 5mila parole e forse a metà del discorso. Obiettivo per il 2021: finire di scrivere questo pezzo.

Il 6 ottobre, anche come reazione, ho aperto questo blog. Ho deciso di fare un esperimento e provare qualcosa di radicalmente contrario allo stile dei social network. Sta andando bene, innanzitutto perché è un posto mio, dove posso dare voce ai miei pensieri, mettere nero su bianco ciò che penso, e farlo alle mie regole (ok, anche alle regole del web). Con il tempo ho aggiunto qualche chicca, in particolare la newsletter. A proposito, sei iscritto alla mia newsletter? Beh, se stai leggendo queste righe in una email direi di sì! Altrimenti, iscriviti per non perderti neanche un post! 😆

Il 10 novembre ho mandato un pitch per un possibile articolo per CSS Tricks. Qualche giorno dopo Chris Coyer in persona mi ha risposto, approvando l’idea e offrendomi assistenza e soldi per scriverlo. Nel giro di qualche settimana, grazie anche al supporto di un valente editor, l’articolo è stato pubblicato e il pagamento mi è arrivato su PayPal. A volte, perché succedano cose belle e di soddisfazione, bisogna solo provare a iniziare. Le occasioni capitano a chi le cerca.

Il 28 dicembre ho tenuto una piccola serata intitolata “Come vincere ogni discussione”. Il titolo però era clickbait, e ho parlato di che cosa significa vincere o perdere una discussione, del principio di falsificabilità, dei tipi di discussioni che ci sono (da soli, privatamente in due, pubblicamente di fronte a un pubblico, in gruppo), dell’importanza della parte non razionale, del fatto che le discussioni non sono giochi a somma zero, della necessità di costruire ponti d’oro, di come fare una critica, e di un po’ di fallacie e bias. Prima o poi forse ci scriverò qualcosa di più esteso. Ti interesserebbe leggerlo, o fare due chiacchiere in merito?

Il 2020 è stato un anno bello o brutto? C’è sempre questo precario equilibrio: la felicità dipende da noi o dalle circostanze? Se dici “dalle circostanze” sei fatalista, l’uomo non è forse padrone del proprio destino? Ma se a un infelice dici che è colpa sua non lo farai sentire addirittura in colpa di essere infelice?

Se sei infelice: sappi che c’è una alternativa, c’è una buona notizia, per quanto oscure siano le tue circostanze. Non sarà una convenzione che modifica uno 0 in un 1, da 2020 a 2021, a cambiare nulla: ma un cambiamento in meglio è possibile. Se vuoi scrivermi o chiamarmi, ti ascolto. Se sei felice: ringrazia, perché avere un cuore lieto anche in mezzo ai problemi è una Grazia.


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Ciao, sono Carlo Martinucci, un tizio che ha deciso che il mondo va a rotoli perché le persone si fermano ai titoli.

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